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  • Palazzo Storico

Casa Natale di Raffaello Sanzio

Il Secondo Piano

Il secondo piano della casa è tutto dedicato a ospitare le memorie e i cimelî che documentano l’attività dell’ Accademia Raffaello .
Il secondo piano si raggiunge salendo la scala posta nella zona d’ingresso sotto lo sguardo amoroso di una Madonna che sorregge teneramente il Bambino benedicente, i quali si sporgono appena da una ghirlanda di cherubini, che incorniciano un tondo di stucco policromo d’autore ignoto del ’400.

Sala degli Accademici

Alla sommità della scala, a sinistra si entra nella Sala dell’Accademia, dove i Soci residenti si riunivano a discutere e a ricevere gli ospiti.
La mobilia risale tutta alla fine dell’Ottocento e per lo più si tratta di doni o di lasciti di vari Accademici; notevoli sono l’elegante tavolo centrale intarsiato e la solenne consolle in stile II Impero, addossata alla parete.
Appesi ai muri, tra altri quadri di maniera, si possono ammirare un discreto olio su tela che raffigura il Ritratto di Papa Clemente XI, tradotto dall’opera dell’artista Carlo Maratta, che fu il pittore ufficiale di quel Pontefice di origine urbinate Giovan Francesco Albani e una bella copia della celeberrima Trasfigurazione di Raffaello, un altro olio su tela, firmato e datato, realizzato dall’artista C. Bianchini nel 1878. L’opera originale, conservata nella Pinacoteca Vaticana, è l’ultimo dipinto eseguito da Raffaello e fu esposto nella Basilica di San Pietro in occasione dei solenni funerali tributati al Divin Pittore, morto a Roma il venerdì santo 6 aprile 1520 per una broncopolmonite fulminante, a soli 37 anni d’età.

Sala delle Ricordanze

In cima alla scala si accede direttamente nella grande sala dove sono raccolti i cimeli più significativi dell'Accademia Raffaello.
Fin dall’ingresso nella vasta sala, il visitatore è accolto dalla ineffabile prospettiva dello Sposalizio della Vergine, un olio su tela eseguito nel 1609 dal pittore urbinate Giovanni Andrea Urbani, copia del celebre dipinto che il giovane Raffaello aveva eseguito per la chiesa di San Francesco di Città di Castello.
Nella sala sono inoltre conservati alcuni fra i doni più significativi pervenuti da Accademici artisti, che li hanno inviati in omaggio all’atto della loro nomina, come il pregiato bozzetto per il fondale del Teatro Sanzio, eseguito nel 1850 dall’artista urbinate Francesco Serafini, che ha raffigurato Il giovane Raffaello presentato da Giovanni Santi al Duca Guidubaldo I di Montefeltro : la scena si svolge idealmente e soprattutto anacronisticamente alla presenza di altri famosi personaggi della storia urbinate vissuti in epoche diverse (il grande architetto Donato Bramante, Federico Barocci il più grande dei Manieristi seicenteschi, lo scultore Federico Brandani, l’architetto Gerolamo Genga, Federico Commandino fondatore della matematica moderna, il matematico e letterato Bernardino Baldi).
Notevole è anche l’autoritratto del celebre pittore ottocentesco Cesare Mussini (noto per l'invenzione di particolari colori oggi utilizzati principalmente per i restauri) da lui stesso donato all’Accademia nel 1873 dopo la sua nomina a Socio.
Altro bel dipinto del 1832 è l’olio su tela di Crescentino Grifoni, che ha ritratto la propria moglie Amalia Grifoni Bellardini con in mano un album da disegno su cui è raffigurata una Madonna con il Bambino e San Giovannino di sapore raffaellesco; sullo sfondo, al di fuori di una finestra, s’intravede la chiesa martiniana di San Bernardino, Mausoleo dei Duchi.
Come esempio di scultura di fine Ottocento è stata posta alla fruizione dei visitatori il bozzetto in scagliola eseguito da Alessandro Massarenti nel 1893, che vinse a Bologna il premio di un concorso riservato a giovani scultori dal Ministero della Pubblica Istruzione; l’opera, raffigurante Raffaello giovinetto fu donata all’Accademia dallo stesso scultore in occasione della sua nomina.

Salotto dei Ritratti

Dalla Sala degli Accademici si accede al Salotto dei Ritratti dove si possono ammirare due splendide effigie di Raffaello, una in maiolica faentina donata dall’Accademico Conte Annibale Ferniani; l’altra, dipinta a olio su tela, eseguita nel 1864 dall’artista urbinate Elena Puccinotti, figlia dell’illustre medico e cattedratico, nonché Senatore del Regno, Francesco Puccinotti.

Tale dipinto, eseguito a Firenze dove il padre insegnava in quella Università, fu donato al Conte Pompeo Gherardi, il quale, non appena fondata l’Accademia, lo largì in omaggio per il costituendo Museo Raffaellesco. Altro notevole dipinto è quello eseguito dall’artista Michelangelo Dolci nel 1775, il quale credette d’aver copiato un ritratto di Raffaello, mentre invece aveva raffigurato il giovane banchiere fiorentino Bindo Altoviti, opera originale di Raffaello del suo periodo fiorentino, il cui originale è oggi conservato alla National Gallery of Art di Washington.
Altro ritratto significativo almeno per la storia urbinate e per quella della Casa natale di Raffaello, della quale fu proprietario e restauratore, è il dipinto che raffigura il celebre Muzio Oddi, matematico e architetto urbinate, del quale, tra le sue opere più significative, si ricordano le bellissime mura di Lucca.

Anticamere di passaggio fino al vestibolo della Fornarina

Dal Salotto dei Ritratti si attraversano degli ambienti di passaggio che discendono fino a un piccolo vano, detto Vestibolo della Fornarina, in cui tra altri cimelî è esposto in una vetrinetta un bel busto di Raffaello adolescente, eseguito in gesso rivestito di cera color bronzo, risalente alla fine del XIX secolo; sulle pareti sono presentate delle pregevoli copie dei più famosi ritratti di Raffaello, tra cui la celebre Fornarina, tutti eseguiti di recente dall’artista Accademico Bruno Cerboni Bajardi.

Sala Petrangolini

Dal Vestibolo della Fornarina si può accedere alla sommità della scala per ridiscendere ai piani inferiori, oppure si può tornare sui propri passi nella stanza contigua per attraversare il ballatoio, che si affaccia sul cortiletto sottostante, e che pone in comunicazione la casa dei Santi con la dimora dei Ciarla con ingresso indipendente a monte.
La parte di casa della famiglia Ciarla venne in possesso di Giovanni Santi dopo la morte della moglie Màgia di Battista Ciarla, madre di Raffaello. Attualmente, di là del ballatoio si entra in una Sala denominata “Petrangolini” perché dedicata alla memoria delle munifiche benemerenze del quartultimo Presidente dell’Accademia Raffaello, il Conte Vincenzo Maria Petrangolini.
Dalla Sala “Petrangolini” si può riguadagnare il cortiletto, discendendo una rampa di scala di mattoni. Alle pareti in basso sono appese quattro belle gelosie intagliate nella pietra locale che proteggevano racchiudendole le quattro aperture della cella campanaria del campanile della chiesa della SS. Trinità, posta sulla sommità del Monte, abbattuta dopo l’unità d’Italia per far posto a una filanda di seta.

(a cura di: Prof. Luciano Ceccarelli)