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  • Palazzo Storico

Casa Natale di Raffaello Sanzio

Piano Primo

Stanza dell'affresco

Una ininterrotta tradizione plurisecolare sostiene che in questa stanza Raffaello abbia visto la luce il venerdì santo 28 marzo 1483.
Tra tutto ciò che vi si trova oggi esposto alla pubblica fruizione, l’affresco costituisce certamente il documento più prezioso perché eccezionale documento della nuova cultura artistica che andava acquisendo Raffaello fanciullo.
Il dipinto in origine si trovava nella “Sala Grande” di casa Santi, da dove è stato rimosso agli inizi del Novecento per collocarlo in questa stanza assieme alla minuscola ampolla contenente la preziosa reliquia delle ceneri del cuore di Raffaello, prelevate nel 1833 in occasione della ricognizione dei suoi resti mortali nella tomba al Pantheon ed inviate in dono nel 1870, assieme al calco del teschio, dalla Pontificia Insigne Accademia dei Virtuosi al Pantheon.
Nella stessa stanza sono esposti La madonna della palma di Scuola raffaellesca, un disegno raffigurante Mosè salvato dalle acque, a matita su carta, attribuito a Raffaello, riferibile all’affresco con analogo soggetto nelle Logge Vaticane; l’albero genealogico della famiglia Santi e, infine, sulla parete di fronte all’affresco è esposta la gradevolissima predella di Berto di Giovanni, ove sono raffigurate quasi in stile miniaturistico le Storie della Vergine (Sposalizio, Assunzione e Nascita della Vergine Maria) : si tratta di un prezioso olio su tavola del 1506 (cm.23x220) sul quale il pittore umbro ha saputo mirabilmente riprodurre i tre episodi tratti dalla predella che Raffaello giovanissimo aveva dipinto per la chiesa di Santa Maria Nuova a Fano.

L'affresco "La Madonna con Bambino"

L’affresco raffigurante la Madonna col Bambino dormiente in grembo rappresenta la Vergine di profilo seduta dinanzi a un leggio, assorta nella lettura che stringe a sè il Bambino.
Da Lei traspare un’aria così dolce e casalinga che ha fatto supporre alla più antica critica artistica, sull’onda di un certo filone romantico, che l’affresco sia stato eseguito da Giovanni Santi, il quale avrebbe voluto ritrarvi la propria moglie Màgia Ciarla con in braccio Raffaello tenerissimo pargoletto. Tale ipotesi è stata smentita da non pochi studiosi che riconoscono l’affresco come primissimo lavoro di Raffaello, operato sotto la direzione di suo padre. Dunque nel mirabile affresco si deve intravedere non già la mano di Giovanni Santi, bensì i moduli ancora acerbi di Raffaello “fanciullo prodigio”.
L’affresco costituisce, infatti, una sorta di saggio precoce del talento di Raffaello e trova riscontro nel confronto con le prime opere e soprattutto col suo modo di intendere la luce, nella cui rappresentazione Raffaello fin da giovane ha raggiunto presto livelli qualitativi che suo padre, pur essendo valentissimo pittore, non riuscì mai a conseguire.

Sala grande detta "Sala di Giovanni Santi"

È la sala principale della casa, tipico ambiente di ricevimento di dimora signorile urbinate del Quattro-Cinquecento col soffitto ligneo a cassettoni originariamente dipinto. Le danno luce due eleganti finestre fornite del tipico “sedile urbinate”, a imitazione di quelle ideate per il Palazzo Ducale.
Notevole per squisita manifattura è l’elegante camino cinquecentesco di pietra locale. L’arredo della sala, come quello di altri diversi ambienti della casa, è stato attuato con mobili di varie epoche, spesso proveniente dalla suppellettile a suo tempo ideata e curata dal Soprintendente Luigi Serra (1915-1930) preoccupato di ammobiliare il troppo spoglio Palazzo Ducale.
Tra tutti i mobili si segnala il grande armadio di sapore gotico che, pur con vasti interventi di restauro, è stato definito originale. Sul grande armadio fa bella mostra di sé un grande vaso di ceramica policroma (h cm 62, Ø cm 38), opera della fine dell’Ottocento del celebre decoratore pesarese Ferruccio Mengaroni, ornata a grottesche con anse costituite da due serpi, sotto le spire delle quali, ai due lati, si rilevano due mascheroni.
La sala è denominata Giovanni Santi soprattutto per i due dipinti appesi l’uno accanto all’altro sulla vasta parete di fronte alle finestre. Si tratta dei due prospetti separati dal gonfalone processionale dell’antica Venerabile Compagnia di San Rocco, che commissionò a Giovanni Santi l’effigie del proprio Santo titolare dipinto in primo piano. Sull’altro fronte è dipinto l’Arcangelo Raffaele, invocato quale intercessore per la salute dell’anima e del corpo e come guida protettrice dei viaggi.
Nella stessa sala, attribuito a Giovanni Santi, si può ammirare un olio su tavola raffigurante Cristo che comunica San Pietro, opera che riproduce parzialmente la grande pala dipinta da Giusto di Gand con la Comunione degli Apostoli, eseguita per l’antica Venerabile Compagnia del Corpus Domini di Urbino ed ora esposta nella Galleria Nazionale delle Marche in Palazzo Ducale.

Camera di Giovanni Santi

Una secolare tradizione sostiene che questa sia la camera da letto di Giovanni Santi prima di sposarsi con Màgia Ciarla nel 1480.
Egli era nato tra il 1440-1445 a Colbòrdolo (PU), un piccolo capoluogo comunale lontano pochi chilometri da Urbino, dove tutta la famiglia Santi (genitori e nonni compresi) trasferì la residenza nel 1450.
In questa stanza si può ammirare l’elegante soffitto a vela, che sembra come gonfia di vento e pare quasi ancorata alle velette trattenute da raffinati peducci di pietra locale risalenti al restauro effettuato alla casa quando fu acquistata nella prima metà del ’600 dall’architetto urbinate Muzio Oddi, il quale la comprò dagli ultimi eredi di Raffaello.
Essa prende luce da una finestra provvista del tipico “sedile urbinate” affacciata sulla strada che discende dal ripido Monte di San Sergio.
Sulla parete di fronte alla finestra si può apprezzare il dipinto su tavola di Orlando Merlini, che vi ha dipinto l’Incoronazione della Vergine tra i Santi Antonio Abate, Giovanni Battista, Giacomo e Lorenzo ; l’opera, firmata e datata 1501, è stata concessa in deposito nel 1960 dalla Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico delle Marche.
È pure un deposito della stessa Soprintendenza il dipinto ad olio su tela raffigurante i Santi Pietro e Paolo , eseguito da un ignoto artista del secolo XV, il cui stile rivela la sua appartenenza alla Scuola fiamminga della cerchia di Giusto di Gand.

Anticamera delle ceramiche antiche del Ducato di Urbino

È un piccolo vano contiguo alla camera di Raffaello; tale andito immette nella più vasta zona d’ingresso alla sommità delle scale, che dal piano terreno hanno condotto il visitatore al primo piano della casa, da dove si accede al cortile esterno, alla cucina e alla scala che conduce al secondo piano della dimora.
In questo ambiente non vasto è sistemata la preziosa collezione di maioliche dello Stato d’Urbino ardentemente desiderate, pazientemente ricercate e testardamente inseguite dall’urbinate Paolo Volponi (1924-1994), scrittore di vaglia e uomo politico italiano, che ha lasciato in comodato questi rari capolavori alla sua amata Accademia Raffaello, della quale era Socio autorevole.
Tutti i pezzi ceramici qui esposti costituiscono una preziosa testimonianza della ricca produzione di maiolica ornata, realizzata nelle botteghe del Ducato d’Urbino, attive soprattutto nei secoli XVI e XVII, tra cui si distinguono i laboratori delle famiglie Fontana e Patanazzi.
Nella contigua zona d’ingresso, che immette nel cortile e nella cucina, è esposta una bella copia seicentesca della celebre Madonna dell’impannata di Raffaello, il cui originale è conservato nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze. Il dipinto raffigura una scena di domestica intimità con la Madonna e Sant’Anna sua madre che si trastullano col Bambino Gesù al di sotto di una finestra chiusa da un’impannata per impedire al freddo esterno di vanificare il raro tepore del vano.

Cortile

Non molti sono i visitatori che si accorgono della rarità architettonica costituita dal leggiadro cortiletto di casa Santi, fornito addirittura di pozzo, che rendeva la dimora signorilmente apprezzata per l’indipendenza nel difficile approvvigionamento quotidiano dell’acqua necessaria per tutte le attività e necessità degli uomini e degli animali nella non facile vita di ogni giorno nei secoli XVI e XVII.
La rarità architettonica consiste nel fatto che il cortile si apre al primo piano dell’edificio, mentre invece i cortili sono solitamente disposti al piano terreno. Ciò è stato reso possibile dalla sua disposizione “a monte”, ossia esso è stato aperto sopra un ripiano scavato nel fianco dell’erto colle retrostante la facciata della casa: si tratta di ripiani che sovente in Urbino creano lo straordinario effetto panoramico di scorgere degli misteriosi incredibili giardini pensili elevati sopra alte muraglie o addirittura inspiegabilmente sporgenti sopra i tetti delle case.
Il cortile della casa di Raffaello sfrutta proprio uno dei tanti ripiani ottenuti sul fianco del monte attorno al quale sono sorte via via le case di tutta la contrada. Per rendersi conto di questo metodo edificatorio basta considerare l’edificio elevato sopra il porticato di fronte al pozzo: ebbene, esso originariamente costituiva la casa della mamma di Raffaello, Màgia Ciarla, una dimora con ingresso indipendente che tutt’ora si apre su una strada che corre al livello del piano più alto, il secondo rispetto al cortile, ma il terzo rispetto al portone sulla via Raffello.
Nel cortile, ottenuto dall’unione delle due dimore dopo il matrimonio tra Giovanni Santi e Màgia Ciarla, si svolgeva gran parte della laboriosa vita domestica, difatti vi si affacciava la cucina della casa e sotto il porticato sono disposti la pietra sulla quale i garzoni di bottega raffinavano i colori per Giovanni Santi e un lavabo di pietra serena con l’invito biblico: LAVAMINI ET MVNDI ESTOTE (Lavatevi e sarete mondati).

La Cucina

La struttura più sorprendente dell’ambiente destinato all’uso di cucina è il camino realizzato secondo un semplice impianto costruttivo, appena aggraziato da una sobria cornice di pietra locale sistemata come un basso architrave.
Tale austera essenzialità evidenzia l’umile destinazione del manufatto rivolto all’adempimento delle quotidiane necessità del cuocere i cibi per la famiglia, attività messa addirittura in risalto da uno straordinario girarrosto assolutamente autentico, riferibile ai secoli XV-XVI, il quale per la produzione del costante movimento che lo fa ruotare su se stesso, utilizza un sistema di contrappesi ancora perfettamente funzionante.
Nella stanza sono esposti diversi interessanti oggetti di vario genere, come (presso la finestra) un bassorilievo di scagliola policromata raffigurante una Pietà di gusto popolare, risalente al ’400; (presso la porta) è sistemato un bassorilievo di pietra calcarea policromata con l’immagine della Madonna col Bambino: il reperto è assai interessante perché in origine si trovava sulla porta d’ingresso dell’umile casa colonica ove nacque il grande Bramante, nella campagna di Monte Asdrualdo a Fermignano, distante pochi chilometri da Urbino. Un’antica tradizione sostiene che sia stato lo stesso Bramante fanciullo a realizzare la scultura, perché egli «assai rozzamente fin da ragazzo scolpì» (Pungileoni, Roma 1836). Accanto al bassorilievo è esposta una incisione di Agostino Nini (fine ’700) che raffigura la casa di Bramante com’era prima del rifacimento.
Altri interessanti oggetti sono esposti nella vetrinetta situata in fondo al vano: si tratta di notevoli esempi di ceramica d’uso risalenti al secolo XVIII come il boccale, l’anforetta, i due vasi da farmacia, la deliziosa fruttiera modellata a cesto col coperchio a forma di frutta, la graziosa terrina da brodo a forma di gallina accovacciata e l’elegante zuppiera; invece, il candeliere risale al 1574 e la panciuta brocca di metallo dal lungo appuntito versatoio è opera del XX secolo dell’urbinate artista del ferro Fulvio Santini.
Tra la mobilia è notevole la pesante cassaforte domestica risalente al secolo XVI provvista di ermetiche chiusure segrete.