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Gli Orti Botanici

Le origini degli Orti Botanici

La più antica notizia storica certa dell’esistenza di un orto botanico nell’area mediterranea viene data da Plutarco e risale al periodo classico: riguarda il giardino di piante medicinali e velenose istituito da Attalo re di Pergamo nel III sec. a. C..

Fin da tempi remoti le piante erano la fonte principale di sostanze terapeutiche che venivano somministrate singolarmente, o tra loro combinate nei medicamenti cosiddetti composti. Queste piante erano descritte nei testi classici di medicina, tra i quali vanno soprattutto ricordati quelli tra i greci Teofrasto e Dioscoride e nel romano Plinio il Vecchio. Non sempre però è agevole identificare le piante e i medicamenti basandosi su tali descrizioni.

L’interesse per le piante medicinali riprende nell’alto Medio Evo con l’istituzione dell’ Hortus simplicium o Hortus medicus.
I primi Orti botanici erano delle raccolte di erbe medicinali per la preparazione dei “semplici” (le droghe grezze) della farmacopea in uso, da cui deriva il termine “Giardino dei Semplici”.
In seguito in questi orti furono coltivate anche piante non medicinali, a scopo didattico e scientifico, cosicché la botanica divenne una scienza autonoma, distaccata dalla medicina.

L’Hortus simplicium era per lo più situato presso i monasteri ed i conventi, cioè nei centri culturali più importanti del periodo medievale. Famosa tra gli studiosi fu Santa Hildegarda, la cui tradizione viene poi ripresa con grande fantasia da Umberto Eco ne “Il nome della rosa”.

Nel 1287 a Roma su iniziativa della curia pontificia fu costituito un Viridarium, su un’area poco distante da quella dell’orto attuale: esso però non ebbe lunga durata.

Il Giardino dei Semplici

Il giardino dei semplici in quanto laboratorio di ricerca universitario nacque intorno alla metà del ‘500, ed era finalizzato all’insegnamento pratico della scienza medica.

Era un prodotto del Rinascimento scientifico che predicava, seguendo l’esempio di Leonardo, l’indagine diretta dei fenomeni come fonte prima di conoscenza.
Un tale approccio preludeva al galileiano metodo sperimentale che è alla base della scienza moderna.

Su iniziativa della Serenissima, con decreto del Senato Veneto il 29 giugno 1545 fu sancita la fondazione a Padova dell’ Hortus Primigenius, nato per le necessità della cattedra di Materia Medica. Già da alcuni anni infatti il prof. Francesco Bonafede aveva auspicato la fondazione di un orto medicinale per permettere agli allievi l’osservazione diretta delle piante che erano oggetto di studio.

Non tutti sono d’accordo nel riconoscere la priorità di Padova nella fondazione del giardino dei semplici: nella stessa estate 1545, in data non accertata, nasceva infatti l’orto medicinale dell’Università di Pisa, fondato per iniziativa del celebre botanico imolese Luca Ghini che dal 1544 era stato incaricato della lettura dei semplici presso quella università. Lo stesso Ghini soprintese alla creazione del giardino dei semplici di Firenze voluto da Cosimo I, che ne affidò al Tribolo il disegno.

Nel giro di pochi decenni sarebbero quindi sorti gli Orti botanici di Leida (1587), Oxford (1621) e Parigi (1626), mentre nel 1603 frate Zenobi Bocchi forniva il disegno del giardino dei semplici al duca di Mantova.

Gli Orti botanici non erano finalizzati soltanto alla raccolta di piante viventi ed alla preparazione dell’erbario, detto Hortus siccus, ma fungevano anche da centri di sperimentazione e di acclimatazione di nuove specie, tra le quali figuravano quelle esotiche originarie del Nuovo Mondo.

Tra le piante introdotte in Europa tramite l’Orto botanico di Padova ricordiamo l’agave americana (1561), la patata (1590), il giacinto, originario dell’Asia Minore, il sesamo ed il fagiolo dall’occhio.

Numerose furono anche le ricerche scientifiche di botanica medica che vennero pubblicate. Le opere del senese Pier Andrea Mattioli, tra le quali i Commentari alla Materia Medica di Dioscoride (prima ed. 1544) furono tra le più diffuse ed ebbero varie edizioni e traduzioni. Egli indicava numerose piante ad attività antisettica: studi successivi rivelarono in esse la presenza di sostanze antibiotiche. Linneo (1707-1778), con la sua nomenclatura binomia, classificò e permise di riconoscere facilmente le piante fra loro somiglianti, dando nuovo impulso alla ricerca botanica.

Il potere delle piante

Le piante sono un serbatoio ricchissimo di sostanze farmacologicamente attive. La produzione del principio attivo dipende non solo dalla specie, ma anche da altri fattori: ambiente, illuminazione, temperatura, altitudine, terreno, inquinanti, concimazioni, pesticidi, erbicidi. I principi attivi dei vegetali appartengono ai gruppi chimici più diversi; sovente nel vegetale sono contenuti principi sinergici ed antagonisti.
E’ opportuno che la somministrazione del fitopreparato avvenga in modo da garantirne l’effetto: i principi attivi devono raggiungere gli organi recettori e mantenersi in concentrazioni sufficienti per il tempo necessario.

A fianco delle conquiste più recenti della chimica, della batteriologia, della radioterapia, la scienza moderna ha dimostrato il suo eclettismo pescando nella tradizione, nelle scoperte dei vecchi “semplicisti”, meditandovi accuratamente e ridando onore alla loro spesso sminuita terapeutica. E’ così che il termine “fitoterapia”, dal greco fitos (pianta) e terapia (cura), è entrato a ragione nel vocabolario scientifico.

testi a cura di: Prof.ssa Giovanna Giomaro