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  • Museo

Galleria Nazionale delle Marche

Le opere

Nella Galleria Nazionale delle Marche troviamo esposti alcuni capolavori della scuola riminese, l’Annunciazione di Olivuccio di Ciccarello, opere della scuola di Camerino del XV secolo di Giovanni Angelo di Antonio e Giovanni Boccati, autore anche del ciclo di affreschi degli Uomini d’Arme.
Il percorso, altre a condurre il visitatore in ambienti molto suggestivi, privilegia la conoscenza di testimonianze dell’arte figurativa urbinate.

Basti pensare ai capolavori di Piero della Francesca come La Flagellazione, originariamente destinata alla cattedrale di Urbino, una delle opere più importanti ed enigmatiche dell’artista di Sansepolcro, e la Madonna di Senigallia, che sono esposte nell’appartamento che un tempo fu del Duca Federico.

Sempre in questi ambienti si incontrano capolavori celebri in tutto il mondo come la Città ideale e la Profanazione dell’ostia; quest’ultima realizzata da Paolo Uccello per l’oratorio della confraternita del Corpus Domini di Urbino.

Il dipinto della Città ideale, insieme alle due Prospettive conservate a Berlino e Baltimora costituisce il punto di partenza di alcuni fra i maggiori enigmi prospettici, urbanistici, di architettura e di spazio che, nel passaggio dal primo al secondo Rinascimento, fondarono la civiltà moderna.

Fulcro dell’appartamento del Duca è lo splendido Studiolo, luogo di meditazione e riposo di Federico “guerriero”.
Le tarsie furono realizzate dalla bottega del fiorentino Baccio Pontelli probabilmente su disegni di Francesco di Giorgio Martini e di Sandro Botticelli.

Nella parte alta delle pareti originariamente erano collocati ventotto ritratti di Uomini Illustri, disposti in doppia fila e opera di Pedro Berruguete e di Giusto di Gand. Oggi una parte degli originali è conservata al Musée du Louvre a Parigi.

Di Pedro Berruguete, nella camera da letto del Duca, è esposto il Ritratto di Federico con il figlio Guidubaldo.

Nell’appartamento che fu della Duchessa sono esposti alcuni capolavori tra cui una serie di dipinti di Giovanni Santi, padre di Raffaello, la Pentecoste e la Crocifissione di Luca Signorelli, l’Ultima Cena e la Resurrezione di Tiziano.

Di Raffaello sono presenti il Ritratto di gentildonna, conosciuto come La Muta, e la Santa Caterina, opera giovanile del pittore urbinate.

Al secondo piano sono esposti numerosi lavori dell’urbinate Federico Barocci tra i quali spicca il San Francesco d'Assisi riceve le stimmate, la cui straordinaria emotività fa sì che oggi sia considerato tra i notturni più alti e suggestivi della pittura italiana fra '500 e '600.

Si segnala, inoltre, la presenza del dipinto Santa Francesca Romana riceve Gesù Bambino dalla Madonna, considerata dalla maggior parte dei critici la più alta espressione della carriera artistica di Orazio Gentileschi. L’opera era stata realizzata dall’artista per la Chiesa di Santa Caterina a Fabriano e fu acquistata dallo Stato nel 1941.

Di particolare importanza sono anche la raccolta di disegni e stampe e la collezione di ceramiche e maioliche del XV e XVI secolo, sempre esposte al secondo piano del palazzo. Nei disegni si segnalano numerosi esemplari dell’urbinate Federico Barocci.

Le maioliche

Tra le maioliche spicca il rinfrescatoio con il Giudizio di Paride - di matrice raffaellesca e acquistato dallo Stato nel 1996 - riconducibile alle 'officine metaurensi' che hanno reso famoso il Ducato di Urbino in tutta Europa nella seconda metà del XVI secolo.
Altra testimonianza dell’evoluzione della produzione ceramica del Ducato sono le due grandi torciere realizzate dalla bottega urbinate dei Patanazzi nella seconda metà del XVI secolo, che erano originariamente utilizzate per sostenere le torce che illuminavano gli ambienti.

(a cura di dott.ssa: Claudia Bernardini)